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Per la scuola

Droni a scuola: progetti e regole

Un gruppo di ragazzi di spalle attorno a un tavolo con un piccolo drone nel cortile di una scuola

Un drone in classe è uno dei pochi oggetti che tiene insieme fisica, tecnologia, informatica e diritto senza forzature: si può calcolare la spinta, programmare una rotta, leggere un regolamento europeo e discutere di privacy nella stessa mattinata. Le regole da conoscere sono poche, ma cambiano parecchio a seconda di una sola variabile: se si vola dentro o fuori.

In palestra le regole aeronautiche non si applicano

Il regolamento europeo disciplina le operazioni nello spazio aereo. Un volo che si svolge interamente all'interno di un ambiente chiuso non vi rientra. Concretamente, in palestra o in aula magna non ci sono limiti di quota aeronautici, non si applicano le distanze delle sottocategorie A1, A2 e A3, non ci sono zone geografiche da verificare e non è richiesto l'attestato di competenza.

Questo non fa dell'ambiente chiuso una zona franca. Restano in piedi tre cose molto concrete:

  • la responsabilità per i danni, che non conosce esenzioni aeronautiche: un drone che ferisce qualcuno è un problema civile e, nei casi gravi, penale;
  • il permesso di chi gestisce lo spazio, cioè il dirigente scolastico, con data, orario e area messi per iscritto;
  • le regole sui dati personali, se si riprendono studenti riconoscibili.

Attenzione a un confine sottile: la deroga vale per il volo che si svolge davvero tutto dentro. Nel momento in cui il drone esce da una porta aperta o da un lucernario, siamo a tutti gli effetti in un'operazione aeronautica. Se l'ambiente non è completamente chiuso, il criterio prudente è trattarlo come volo all'aperto. Il tema è affrontato nel dettaglio in le regole del volo al chiuso.

In cortile cambia tutto, e cambia soprattutto il ruolo

Fuori dall'edificio valgono le regole ordinarie, e la prima domanda da risolvere non è tecnica ma di ruoli. Nel sistema europeo esistono due figure distinte.

L'operatore UAS è il soggetto - persona fisica o giuridica - che possiede e impiega il drone: è chi si registra, chi applica l'identificativo sul mezzo, chi stipula l'assicurazione e chi risponde dell'organizzazione dell'operazione. In un'attività scolastica è l'istituto, o l'insegnante che se ne assume il ruolo, non lo studente.

Il pilota remoto è chi ha il comando del volo: deve avere almeno sedici anni e la competenza richiesta, o essere sotto la supervisione diretta di chi la possiede. Uno studente di quindici anni può quindi tenere il radiocomando, con un insegnante qualificato accanto che resta responsabile del volo. La distinzione è spiegata bene in chi è responsabile di cosa.

Il resto è la routine di qualunque volo all'aperto: verifica delle zone geografiche su d-flight, area senza persone non coinvolte - e in un cortile scolastico durante l'orario di lezione ce ne sono parecchie -, quota entro i 120 metri, contatto visivo continuo, divieto assoluto di sorvolare gruppi di persone.

Cinque progetti che funzionano davvero

La fisica del quadricottero. Due eliche girano in un senso e due nell'altro perché le coppie di reazione si annullino: da qui si arriva a spiegare l'imbardata, il beccheggio e il rollio senza una sola formula. Poi si aggiungono le formule. Il funzionamento dei componenti, dai motori al controllore di volo, è raccontato in come funziona un drone, componente per componente.

Il bilancio energetico. Peso, capacità della batteria, tempo di volo dichiarato e tempo di volo reale: il rapporto tra i due sta intorno ai due terzi. È un esercizio di misura, non di lettura di schede tecniche.

La rotta programmata. Progettare un percorso a punti sul cortile, prevederne la durata e confrontarla con quella misurata. Insegna più di dieci lezioni di coding astratto.

Il regolamento come testo. Far cercare agli studenti, nel testo del regolamento europeo, dove sta scritta la quota massima e dove il divieto di sorvolo degli assembramenti. Scoprire che una regola ha un indirizzo preciso cambia il modo in cui la si guarda.

Il simulatore prima del volo. Ore di simulatore costano zero, non rompono nulla e permettono a una classe intera di provare la manovra più difficile: volare con il muso del drone rivolto verso di sé.

La lista delle cose da sistemare prima

Autorizzazione scritta del dirigente; individuazione di chi è l'operatore e di chi è il pilota remoto; registrazione e identificativo applicato al drone se si vola all'aperto; assicurazione di responsabilità civile; informativa alle famiglie se si riprendono gli studenti; area delimitata e una persona incaricata soltanto di sorvegliare chi si avvicina; due punti di atterraggio d'emergenza individuati prima di accendere.

Sette voci, mezz'ora di lavoro. È la differenza tra un progetto didattico e un'improvvisazione con un aeromobile in mano ai ragazzi.

Questa pagina fornisce informazione generale e non costituisce consulenza legale.

Domande che tornano spesso

In palestra serve l'attestato di pilota?

Il regolamento europeo disciplina le operazioni nello spazio aereo e il volo che si svolge interamente al chiuso non vi rientra: non sono richiesti attestato, verifica delle zone geografiche né rispetto delle distanze delle sottocategorie. Restano la responsabilità per i danni, il permesso di chi gestisce lo spazio e le regole sui dati personali.

Chi è l'operatore quando vola una classe?

L'operatore è il soggetto che possiede e impiega il drone e che si registra: nell'attività scolastica è l'istituto o l'insegnante che ne assume il ruolo, non lo studente che tiene il radiocomando.